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concorso agenzia entrate robertaLa Costituzione, le leggi, i bandi e il buonsenso sono tutti dalla parte dei portatori di handicap, assicurano pari diritti e opportunità di vita. Roberta D’Adamo racconta una realtà diversa. Ha 27 anni, vive ad Avellino, da 10 lotta con un glaucoma che le ha portato completamente via la vista ad un occhio e gliene ha lasciata davvero poca all’altro.



Non si è data per vinta, ha completato gli studi superiori e ha preso la laurea triennale in Economia Aziendale all'Università Parthenope di Napoli. Studia leggendo i libri una parola dopo l’altra, con un ingranditore ingigantisce le lettere, impiega dieci volte il tempo di uno studente con una buona vista ma Roberta va avanti senza fermarsi: fra poco prenderà anche la laurea specialistica. 

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Fin qui tutto è stato abbastanza simile a come è scritto nella Costituzione e nelle leggi: per una come Roberta, decisa a raggiungere il suo obiettivo, la strada esiste. Ora, però, dovrà cercare un lavoro, come tutti ma senza essere come tutti. Roberta sa di avere poche speranze nel settore privato, quindi ha provato ad avvicinarsi al mondo del pubblico impiego. A marzo ha deciso di partecipare ad un concorso, un bando dell’Agenzia delle Entrate per assumere a tempo indeterminato 892 funzionari

Le regole del bando prevedono che i candidati portatori di handicap debbano «specificare nella domanda di partecipazione» di quale aiuto hanno bisogno e gli eventuali tempi aggiuntivi per concludere la prova e devono inviare una certificazione medico-sanitaria come conferma. Roberta fa quello che le chiedono, nella mail specifica di aver bisogno di un videoingranditore ottico elettronico da tavolo e di aver bisogno di tempi pari a tre volte quelli previsti. 

Nessuno risponde, nemmeno per dire di aver ricevuto la sua richiesta, accusa Roberta. Telefona, le spiegano che non sarà possibile usare il videoproiettore, che dovrà accontentarsi di una lente d’ingrandimento. Sui tempi la decisione spetterà alla commissione il giorno del concorso. Roberta invia una raccomandata chiedendo «formalmente» alla Commissione Esaminatrice un videoingranditore o, almeno, la possibilità di usare il suo e di accordarle il tempo indicato nella certificazione medica. Precisa che la lente è del tutto inadeguata nelle sue condizioni. La risposta è ancora una volta un rifiuto: vietato il videoproiettore, gli elementi aggiuntivi previsti dal bando sono una lente d'ingrandimento e l’aiuto di una persona che le leggerà le domande. 

Il 15 maggio, il giorno della prova, è un disastro. La commissione oltre alla lente e la persona, le concede un testo su un foglio A4 scritto con lettere ingrandite, e un quarto d’ora in più. Dal loro punto di vista è un aiuto sufficiente e le norme sono state rispettate. Roberta protesta, riesce ad ottenere almeno di poter usare un piccolo ingranditore che le serve per leggere mail e sms sul cellulare, ma non basta per una persona nelle condizioni di Roberta in un concorso con 50 domande. 

La sua prova finisce con meno della metà delle domande completate, la difficoltà doppia di ascoltare i quesiti sussurrati in un orecchio dal suo aiutante e di bisbigliare allo stesso modo le risposte, e l’imbarazzo per aver costretto migliaia di partecipanti ad aspettare nella grande stanza del concorso perché le regole prevedono che si finisca tutti insieme. 

Diritti? Pari opportunità? Roberta sostiene che nulla di tutto questo le è stato garantito, che le regole scritte nelle leggi, nei bandi, nella Costituzione e previste dal buonsenso non sono state rispettate. «Se le condizioni sono queste, come potrò trovare un lavoro?» Ricorrerà al Tar e andrà avanti nella sua battaglia: per trovare un lavoro vuole riuscire a far modificare le condizioni a cui sono sottoposti i portatori di handicap nei concorsi.

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