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nuovo concorso miur per insegnanti C’è attesa per il primo concorso scuola - per il reclutamento di insegnanti per la scuola secondaria (di I e II grado) - che si svolgerà secondo le nuove regole e requisiti descritti dalla Buona Scuola. Il Ministro dell’Istruzione in questi giorni ha fatto chiarezza su diversi aspetti del nuovo concorso scuola per insegnanti della scuola secondaria, in particolar modo sulla data di uscita del bando e sulle modalità di svolgimento dello stesso.

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Quando esce il bando

Non c’è una data precisa per l’uscita del bando del prossimo concorso scuola, né tanto meno un mese su cui fare riferimento; tuttavia, anche in questi giorni il Ministro Bussetti ha assicurato che il Miur pubblicherà il bando entro la fine dell’anno solare. Una cosa quindi appare certa: le graduatorie di merito di questo concorso non saranno pronte per permettere le assunzioni degli insegnanti vincitori già per l’a.s. 2019-2020, ma solamente per l’anno successivo.

Destinatari

Per partecipare al concorso è necessario avere il titolo di studio previsto ai fini della classe di concorso per la quale ci si candida. A tal proposito, di seguito potete scaricare la tabella contenente tutte le informazioni di cui avete bisogno. Oltre al titolo di studio, bisogna essere in possesso dell’abilitazione specifica sulla classe di concorso di interesse.

Tuttavia - a differenza delle precedenti selezioni - c’è un’alternativa: possono partecipare al concorso a cattedra 2019, infatti, anche coloro che oltre alla laurea hanno conseguito 24 Crediti Formativi Universitari (CFU) nelle discipline antropo-psico-pedagogichee nelle metodologie e tecnologie didattiche. 

Ci sono delle altre “combinazioni” utili per partecipare al concorso: ad esempio, possono partecipare gli abilitati per altra classe di concorso (o anche per altro grado di istruzione) ma solamente se possiedono il titolo di studio valido per l’accesso alla classe di concorso di interesse. Non è necessario, invece, essere in possesso dei 24 CFU.

Infine, vi è una strada di accesso per i precari storici, ossia per coloro che pur non essendo in possesso dell’abilitazione hanno maturato diversi anni di esperienza come insegnanti. Questi possono partecipare anche senza aver acquisito i 24 CFU richiesti ai laureati non abilitati, purché nel contempo abbiano maturato almeno tre anni di servizio svolti - non per forza in maniera continuativa - negli ultimi otto.

Per gli insegnanti di sostegno valgono gli stessi requisiti previsti per i posti comuni (o quelli per gli ITP che vedremo di seguito) con l’aggiunta che devono essere in possesso del titolo di specializzazione sul sostegno. Per quanto riguarda il concorso per ITP (Insegnante tecnico-pratico), invece, per partecipare è sufficiente il diploma valido per l’iscrizione alla classe di concorso. Dal 2024-2025, però, per prendere parte alla procedura selettiva bisognerà essere abilitati o in possesso della laurea triennale.

Prove di esame

Nel prossimo Concorso Scuola i candidati dovranno sostenere tre prove di esame, due scritte e una orale. Per chi vuole diventare insegnante di sostegno, invece, è prevista un’ulteriore prova scritta aggiuntiva.

Nel dettaglio, le prove del Concorso Scuola avranno le seguenti finalità:

  • prima prova: l’obiettivo è di valutare il grado delle conoscenze del candidato su una disciplina specifica. Il candidato può scegliere quella che vuole tra quelle afferenti alla classe di concorso alla quale è iscritto. L’unico vincolo è rappresentato per gli insegnanti di lingue e culture straniere, per i quali la prima prova deve basarsi sulla lingua d’insegnamento;
  • seconda prova: accedono a questa prova scritta solamente i candidati che hanno superato il primo test. L’obiettivo della seconda prova scritta è di valutare il livello di conoscenza del candidato sulle discipline antropo-psico-metodologiche e tecnologie didattiche.
  • prova orale: per chi supera le due prove scritte c’è l’orale, nel quale può essere compresa una prova pratica qualora la commissione lo richieda. Nell’orale saranno valutate le conoscenze del candidato in merito alle discipline facenti parte della sua classe di concorso. Inoltre, in questa sede verrà accertato il grado di conoscenza della lingua straniera (livello B2) e il possesso delle abilità informatiche di base.

Per il sostegno ci sarà una prova scritta aggiuntiva alle due suddette; questa, infatti, ha come obiettivo quello di valutare il livello di preparazione del candidato sulla pedagogia speciale sulla didattica per l’inclusione scolastica.

Cosa succede una volta concluso il concorso?

Come anticipato, una volta concluso il concorso i vincitori non dovranno sostenere, come previsto dalla riforma del reclutamento attuata dalla Buona Scuola, il tirocinio triennale FIT. Questo, infatti, è stato cancellato dalla Legge di Bilancio 2019; al suo posto ci sarà un solo anno di prova e formazione come supplente, al termine del quale è prevista l’assunzione in ruolo. Qualora il docente dovesse ottenere un giudizio negativo al termine dell’anno di prova, dovrà ripeterlo nuovamente.

In caso di esito positivo, invece, il docente sarà assunto nella stessa scuola per cui ha ricoperto la supplenza nell’anno di prova; la novità è che dovrà restare lì, senza alcuna possibilità di richiedere la mobilità, per almeno altri 4 anni. Infine, per quel che riguarda il sostegno la Legge di Bilancio precisa che nel concorso non ci saranno idonei non vincitori, ma solo vincitori: questo perché la graduatoria finale - che avrà valenza biennale - sarà composta esclusivamente per un numero di soggetti pari al numero dei posti messi a concorso.

Come candidarsi

La Legge di Bilancio 2019 ha modificato quanto stabilito dal D.lgs. 59/2017 in merito al numero di procedure per le quali si può partecipare. L’ultima manovra finanziaria, infatti, ha limitato le candidatura a:

  • una sola classe di concorso per scuola secondaria di I grado;
  • una sola classe di concorso per scuola secondaria di II grado.
  • posti di sostegno.

C’è poi un limite territoriale visto che la Legge di Bilancio 2019 ha modificato l’articolo 3 - comma V - del D.lgs. 59/2017 stabilendo che i candidati nella domanda di partecipazione deve indicare per quale contingente di posti intende concorrere, scegliendo una sola regione.

In realtà le ultime dichiarazioni del Ministro Bussetti lasciano presagire ulteriori novità in merito: questo, infatti, durante un’intervista rilasciata per Il Mattino ha dichiarato che nonostante i concorsi saranno nazionali gli aspiranti docenti di ruolo dovranno indicare “una, due, o tre regioni e competere solo per quelle cattedre”.

Sembra quindi che il vincolo di partecipazione per una sola Regione possa essere esteso, almeno fino a tre: per averne la conferma, però, dovremo attendere l’uscita del bando o comunque ulteriori chiarimenti da parte del MIUR.


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